Quando l’alimentazione non basta, l’integrazione di probiotici e prebiotici può rivelarsi di grande aiuto per il benessere del microbiota intestinale e per evitare l’insorgenza della disbiosi.

Articolo a cura di Mazzola Margherita
Biologa, LETSCOM Medical Writer

Negli scorsi contributi abbiamo visto come l’alterazione delle specie microbiche presenti nel nostro intestino (condizione nota come disbiosi intestinale) possa portare all’insorgenza di diverse patologie, sia intestinali che extra – intestinali. Al tempo stesso, nell’articolo precedente abbiamo appurato come la dieta sia ritenuta il fattore che influisce di più sulla disbiosi: è per questo che tale fenomeno può essere corretto mediante la somministrazione di alcuni integratori come i probiotici e i prebiotici.

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QUALCHE DEFINIZIONE

I probiotici, secondo la definizione ufficiale dell’International Scientific Association for Probiotics and Prebiotics (ISAPP) sono “microrganismi vivi che, se somministrati in quantità adeguate, conferiscono un beneficio alla salute dell’ospite“.

Pertanto i probiotici sono per definizione vivi e devono avere una quantità sufficiente di batteri vitali al momento della somministrazione all’ospite. Tuttavia, la maggior parte dei preparati probiotici, specialmente alla fine della durata di conservazione, includerà anche un numero potenzialmente elevato di microrganismi morti, che tuttavia possono fungere da prebiotici.

Quando parliamo di prebiotici, infatti, ci riferiamo a un “substrato che viene utilizzato selettivamente dai microrganismi dell’ospite che conferiscono un beneficio alla salute”. L’insieme di probiotici e prebiotici è definito “simbiotico”, ovvero “una miscela comprendente microrganismi vivi e substrato/i utilizzato/i selettivamente dai microrganismi ospiti che conferisce un beneficio per la salute dell’ospite” [1,2].

PROBIOTICI E PREBIOTICI, QUALI SONO E COSA FANNO

I batteri principali che compongono i probiotici sono i seguenti:

  • Bifidobacterium (in particolare B. animalis animalis, B. animalis lactis, e B. longum). I bifidobatteri sono batteri Gram-positivi, non sporigeni, anaerobi, frequentemente ramificati con forma bifida, immobili. Vivono nei mammiferi e sono stati frequentemente isolati dal tratto gastrointestinale umano, dal viso, dalla bocca, dalla vagina e dalla carie dei neonati allattati al seno [3].
  • Lactobacillus (in particolare L. acidophilus, L. reuteri e L. casei). I lattobacilli sono batteri Gram-positivi in grado di produrre acido lattico attraverso il metabolismo del glucosio, che non formano endospore e che possiedono la capacità di tollerare l’ossigeno (o batteri microaerofili).
    Ci sono più di 200 specie appartenenti al genere Lactobacillus ed essi costituiscono il gruppo più importante del microbiota intestinale. Sono pertanto considerati i probiotici più comuni [3]. Lactobacillus acidophilus ad esempio può essere utilizzato nella diarrea del viaggiatore, Lactobacillus casei nella stipsi e nell’artrite reumatoide, Lactobacillus brevis nei disturbi biliari, Lactobacillus fermentum nella vaginosi e nelle infezioni da Staphylococcus [4].
  • Saccharomyces (in particolare S. boulardi). È un tipo di lievito che ha particolari caratteristiche genomiche e fisiologiche distintive come la tolleranza alle differenze di pH, temperatura e stress gastrointestinali come enzimi, acidi e sali biliari [3]. S. boulardi è un ottimo probiotico per il trattamento della diarrea indotta da antibiotici [4].

I probiotici nel loro insieme si sono dimostrati efficaci nel modulare il microbiota gastrointestinale e, quindi, nel promuovere la salute dell’individuo attraverso diversi meccanismi di azione, tra cui possiamo citare:

  • Modulazione della funzione intestinale, attraverso l’inibizione del rilascio di citochine pro – infiammatorie e riduzione dei fenomeni infiammatori locali e sistemici.
  • Mantenimento in salute delle cellule dell’epitelio intestinale, attraverso il rafforzamento della funzione di barriera della mucosa intestinale e l’aumento di risposte citoprotettive.
  • Effetti neuromodulatori, con riduzione della risposta allo stress.

Riduzione del numero di batteri patogeni mediante inibizione dell’adesione batterica e la produzione di batteriocine [5].

Altrettanto importante è il ruolo dei prebiotici, come ad esempio l’inulina e i frutto-oligosaccaridi (FOS), che sono quelli più utilizzati. L’inulina è un’oligosaccaride non digeribile che ritroviamo sotto forma di fibra solubile in più di 36.000 specie di piante. L’assunzione di inulina è stata collegata a diversi benefici quali:

  • regolazione della peristalsi e del transito intestinale;
  • consistenza e frequenza delle feci.

In particolare diversi studi hanno mostrato come l’assunzione di inulina eserciti un effetto positivo sulla funzione intestinale in individui con costipazione cronica. L’effetto benefico si riflette in diversi indicatori delle abitudini intestinali, come un aumento della frequenza di evacuazioni settimanali, una minore consistenza delle feci e un minor tempo di transito intestinale. L’inulina inoltre contribuisce anche alla modulazione della risposta immunitaria, all’assorbimento dei minerali e anche al senso di sazietà [6].

Le azioni benefiche dei prebiotici sono associate alla loro funzione di substrato per i batteri probiotici. In particolare la fermentazione dei prebiotici da parte del microbiota intestinale produce acidi grassi a catena corta (SCFA), che, come abbiamo già visto negli articoli precedenti, migliorano l’integrità e la funzione della barriera intestinale e modulano il metabolismo del glucosio e dei lipidi, nonché la risposta infiammatoria e il sistema immunitario [7].

In conclusione, l’assunzione di probiotici e prebiotici può essere davvero utile per la nostra salute. Ma questo vale sempre? Nel prossimo e ultimo articolo affronteremo una questione molto attuale, ovvero se l’integrazione con i probiotici possa essere utile nel caso della malattia COVID – 19.

 


Bibliografia

1. Salminen S, Collado MC, Endo A, Hill C, Lebeer S, Quigley EMM, Sanders ME, Shamir R, Swann JR, Szajewska H, Vinderola G. The International Scientific Association of Probiotics and Prebiotics (ISAPP) consensus statement on the definition and scope of postbiotics. Nat Rev Gastroenterol Hepatol. 2021 Sep;18(9):649-667.
2. Ciorba MA. A gastroenterologist’s guide to probiotics. Clin Gastroenterol Hepatol. 2012;10(9):960-968.
3. Khaled JMA. Probiotics, prebiotics, and COVID-19 infection: A review article. Saudi J Biol Sci. 2021;28(1):865-869.
4. Piccioni A, Franza L, Vaccaro V, et al. Microbiota and Probiotics: The Role of Limosilactobacillus Reuteri in Diverticulitis. Medicina (Kaunas). 2021;57(8):802. Published 2021 Aug 5.
5. Ciorba MA. A gastroenterologist’s guide to probiotics. Clin Gastroenterol Hepatol. 2012;10(9):960-968.
6. Bărboi OB, Ciortescu I, Chirilă I, Anton C, Drug V. Effect of inulin in the treatment of irritable bowel syndrome with constipation (Review). Exp Ther Med. 2020 Dec;20(6):185.
7. Esgalhado M, Kemp JA, Damasceno NR, Fouque D, Mafra D. Short-chain fatty acids: a link between prebiotics and microbiota in chronic kidney disease. Future Microbiol. 2017 Nov;12:1413-1425.