Iniziata ancor prima che Homo sapiens facesse la sua comparsa sulla Terra, la storia della tubercolosi è antichissima: il micobatterio era già lì e con il salto di specie, nell’essere umano ha trovato il compagno perfetto per restare.

Articolo a cura di Clelia Palanza
Biologa e medical writer

Negli episodi precedenti abbiamo parlato della tubercolosi da molti punti di vista: dalla resistenza antibiotica, ai vaccini, alle possibilità di trattamento. Oggi indagheremo più a fondo la storia di questa malattia, scoprendo anche curiosità sulla tubercolosi nell’arte e nella letteratura, perché questa malattia ha intrecciato da sempre la sua storia alla nostra, persino nella lotta contro COVID-19.

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LA TUBERCOLOSI NELLA STORIA DEGLI ESSERI UMANI

La tubercolosi affligge gli esseri umani fin dalla loro comparsa sulla Terra [1]. Come abbiamo raccontato negli episodi precedenti di questa serie, resti fossili datano la manifestazione di questo microrganismo a circa 70.000 anni fa, ma è probabile che la sua origine sia molto più antica. Ricerche recenti hanno evidenziato che il progenitore dei ceppi che sono oggi sulla Terra abbia infettato gli esseri umani quando l’Homo sapiens iniziava a diventare stanziale. [2]. Il micobatterio della tubercolosi bovina abitava la Terra da ben prima che noi arrivassimo, e quando ha incontrato l’essere umano, attraverso il salto di specie, ha trovato il compagno per restare.

La storia degli esseri umani si è sempre fusa con quella degli agenti patogeni che lo hanno colpito e, tra questi, la tubercolosi è stata di grande rilevanza, in quanto malattia che dura nel tempo e che porta i malati a una morte lenta e sofferta. Conosciuta in ogni epoca e in tutto il mondo, se ne ritrovano tracce nelle ossa delle mummie egizie e in quelle dell’America pre-colombiana, qui conosciuta come chaky oncay, così come nei trattati medici dell’antica India e della Cina. In Grecia venne descritta da molti studiosi, tra cui Ippocrate ed Erodoto, che nel V secolo a. C. la chiamavamo Phthisis (Φθισις), ovvero “consunzione”, nome con cui sarà poi conosciuta in epoca romana. Essi la consideravano una malattia stagionale e non avevano capito che la scrofola, il morbo di Pott, il lupus tubercolare erano in realtà tutte manifestazioni extrapolmonari della stessa malattia [3, 4]. Stesse intuizioni ebbero gli studiosi Bizantini e Arabi, che la descrissero come una malattia “ulcerosa, escavante e consuntiva” per dirlo con le parole di Avicenna, che per primo ipotizzò che fosse una malattia infettiva.

Il primo tentativo di cura avvenne in epoca medievale da parte del chirurgo francese Guy de Chauliac, che propose di operare le persone affette da scrofola, oggi conosciuta come “adenite tubercolare”, malattia che provoca infezione e ingrossamento delle ghiandole linfonodali del collo [5]. Intorno al 1600 era conosciuta, principalmente in Francia e in Inghilterra, come “Tocco Reale”, perché si pensava che il re potesse guarire gli ammalati con l’imposizione delle mani e, vista la grandissima diffusione della malattia, venivano organizzate giornate in cui i malati potevano accedere alle stanze reali dove il Re arrivava a toccare anche più di 2000 persone al giorno [6].

Seguirono due secoli in cui il contagio si diffuse enormemente. Durante il ‘700 a Londra 1 decesso su 4 era da attribuire alla tubercolosi e la rivoluzione industriale, che portò con sé povertà, sporcizia e condizioni igieniche molto precarie, servì da amplificatore del contagio. Fu in quel periodo però che i medici più esperti iniziarono ad ipotizzare che vi fosse un agente patogeno alla base della malattia.
I primi a dare alcune semplici indicazioni su come prevenire il contagio furono gli scienziati della Scuola Salernitana, che consigliarono di lavare spesso le mani [5, 7].  

L’OTTOCENTO E LA TISI NELLA LETTERATURA 

L’800 fu il secolo del cambiamento. Nella prima metà la malattia continuò a diffondersi indiscriminatamente, ma passò dall’essere il “morbo dei poveri” e delle prostitute all’essere la malattia delle classi agiate, degli artisti e dei poeti. Il “mal sottile”, “peste bianca”, “mal di vivere” o “male del secolo” erano tutti i nomi con cui veniva indicata la più famosa patologia dell’epoca. La tubercolosi era vista come una malattia romantica e iniziò a rappresentare un segno di purezza dello spirito. Le giovani aspiravano ad avere l’aspetto emaciato e pallido che la malattia conferisce, perché questo le rendeva più pure agli occhi dei pretendenti. È per questo che la ritroviamo nell’arte, nella letteratura e nella musica [8].


Il famosissimo poeta britannico Lord Byron nel 1828 scriveva: “Mi piacerebbe morire di tubercolosi”, dando un’ulteriore spinta a far diventare di moda la malattia tra gli artisti. [9]
Furono in molti a morire proprio per questa malattia: Amedeo Modigliani, Wolfgang Goethe, Emily Brontë, Anton Čechov e Fryderyk Chopin che, all’apice della consunzione, compose i suoi “Preludi”. Ritroviamo la tisi in moltissime opere artistiche e letterarie, tra cui “I Miserabili” di Victor Hugo, “La signora delle camelie” di Alexandre Dumas e “La traviata” di Giuseppe Verdi. Insomma, fu una malattia talmente diffusa da assumere anche un carattere sociale e culturale. Forse fino a due anni fa sarebbe stato difficile comprendere questo meccanismo, ma oggi sappiamo che un’epidemia permea la vita degli esseri umani da ogni punto di vista. 

Sul termine dell’Ottocento avvenne il cambiamento che ha permesso nel secolo successivo di gestire questa patologia in modo molto diverso, riducendo fortemente il contagio e rendendola curabile. Il medico Robert Koch scoprì l’agente patogeno della tubercolosi e, a distanza di pochissimo tempo, fu inventato il primo vaccino, nonché scoperti gli antibiotici.
Oggi siamo di fronte ad una nuova sfida, la lotta alla tubercolosi farmaco resistente e la volontà di eradicare la malattia perché non affligga più l’umanità.

TUBERCOLOSI E COVID-19, ANALOGIE E PROSPETTIVE COMUNI 

La tubercolosi è tutt’oggi tra le prime 10 cause di morte nel mondo: come abbiamo già sottolineato, provoca infatti circa 2 milioni di morti ogni anno, un numero che equivale ai decessi dovuti ad oggi a COVID-19 [10]. L’attenzione che in questo momento storico dedichiamo a Sars-CoV-2 è però eccezionale rispetto a quella dedicata alla tubercolosi, che affligge la popolazione in maniera silente.

Un legame interessante tra le due patologie è stato evidenziato in alcuni recenti studi dedicati a una possibile attività protettiva del vaccino antitubercolare (BCG, ne abbiamo parlato nel secondo articolo di questa serie) verso altri batteri e virus [11]. Diversi meccanismi sono stati associati a questa protezione, nota anche come immunità eterologa [12], inclusi elementi di epigenetica e di “immunità addestrata” associati a meccanismi ancora da comprendere. In quest’ottica è emersa la possibilità che il vaccino BCG abbia un’attività protettiva contro COVID-19 e che coloro che hanno effettuato il vaccino per la tubercolosi mostrino forme meno gravi della malattia. Si pensa che questa sia una delle motivazioni per cui nei paesi che hanno un alto numero di vaccinati per la tubercolosi vi siano bassi livelli di malattia grave da Sars-CoV-2 [13]. Gli studi sono ancora in corso, ma sembrano promettenti.

L’ALLEANZA GLOBALE “STOP TUBERCULOSIS”

Fondata nel 2001, la Stop Tubercolosis Partnership è un’organizzazione affiliata alle Nazioni Unite, con sede al Global Health Campus di Ginevra, che riunisce le competenze di un ampio spettro di partner internazionali con l’obiettivo condiviso di eradicare la tubercolosi entro il 2030. Sul loro sito si legge: “Lavoriamo per sostenere, catalizzare e facilitare il coordinamento e la collaborazione tra i partner; sostenere lo sviluppo e il potenziamento di approcci e strumenti innovativi e per facilitare un accesso equo alla diagnostica, al trattamento e alla cura della tubercolosi per tutti coloro che nel mondo ne abbiano bisogno” [14]. Un progetto che, con competenze strategiche e tecniche, mira a migliorare la salute della popolazione mondiale.

 


Bibliografia

1. Bendre AD, Peters PJ, Kumar J. Tuberculosis: Past, present and future of the treatment and drug discovery research. Curr Res Pharmacol Drug Discov. 2021;2:100037. Published 2021 May 27. doi:10.1016/j.crphar.2021.100037
2. Galagan, J. Genomic insights into tuberculosis. Nat Rev Genet 15, 307–320 (2014). https://doi.org/10.1038/nrg3664
3. Erodoto, capitolo 88, libro VII, in Storie, Ottawa, National Library of Canada, 1990, ISBN 0-315-54499-6.
4. http://classics.mit.edu/Hippocrates/epidemics.1.i.html
5. Barberis I, Bragazzi NL, Galluzzo L, Martini M. The history of tuberculosis: from the first historical records to the isolation of Koch’s bacillus. J Prev Med Hyg. 2017;58(1):E9-E12.
6. Murray JF, Rieder HL, Finley-Croswhite A. The King’s Evil and the Royal Touch: the medical history of scrofula. Int J Tuberc Lung Dis. 2016 Jun;20(6):713-6. doi: 10.5588/ijtld.16.0229. PMID: 27155172.
7. https://journals.asm.org/doi/pdf/10.1128/mr.42.3.521-528.1978
8. Young P, Bernaciak JM, Bruetman JE, Finn BC, Miranda MC. Federico Chopin (1810-1849) y su enfermedad [Frederic Chopin (1810-1849), and his disease]. Rev Med Chil. 2014 Apr;142(4):529-35. Spanish. doi: 10.4067/S0034-98872014000400018. PMID: 25117047.
9. The Complete Works of Lord Byron, e-artnow (December 1, 2019), Letter 51
10. https://www.cdc.gov/nchs/nvss/vsrr/covid19/excess_deaths.htm 
11. Moorlag SJCFM, Arts RJW, van Crevel R, Netea MG. Non-Specific Effects of BCG Vaccine on Viral Infections. Clin Microbiol Infect (2019) 25(12):1473–8. doi: 10.1016/j.cmi.2019.04.020
12. Welsh RM, Che JW, Brehm MA, Selin LK. Heterologous Immunity Between Viruses. Immunol Rev (2010) 235(1):244–66. doi: 10.1111/j.0105-2896.2010.00897.x
13. Tarabini Renata Fioravanti, Rigo Mauricio Menegatti, Faustino Fonseca André, Rubin Felipe, Bellé Rafael, Kavraki Lydia E, Ferreto Tiago Coelho, Amaral Antunes Dinler, de Souza Ana Paula Duarte, Large-Scale Structure-Based Screening of Potential T Cell Cross-Reactivities Involving Peptide-Targets From BCG Vaccine and SARS-CoV-2, Frontiers in Immunology, Vol. 12, 2022, 1664-3224, DOI=10.3389/fimmu.2021.812176
14. https://www.stoptb.org/