Quali sono e come si usano i prodotti fitoterapici? Sappiamo distinguere un integratore da un vero e proprio farmaco fitoterapico? Guida agli estratti vegetali, alle diverse tipologie e modalità di utilizzo.

Articolo a cura di Michela Clemente
Biologa, LETSCOM Medical Writer

Nell’articolo precedente abbiamo parlato della definizione di fitoterapia e del percorso storico che ha portato questa disciplina medica fino ai giorni nostri. L’impiego dei medicinali fitoterapici è ormai largamente diffuso e il trend di utilizzo di questi prodotti è in continua crescita. Tuttavia è facile incorrere in definizioni errate o imprecise riguardo a tali medicinali il cui principio attivo è una sostanza vegetale.

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Il Ministero della Salute definisce questa tipologia di medicinali come una categoria ben distinta dai prodotti di erboristeria o dalle semplici erbe officinali [1]. Ogni medicinale fitoterapico così definito viene primariamente approvato dall’ AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) prima dell’immissione in commercio poiché la qualità, l’efficacia e la sicurezza di tali prodotti, similmente ai farmaci tradizionali, devono essere verificate. Il farmaco fitoterapico può quindi essere venduto nelle comuni farmacie con o senza obbligo di ricetta medica.

L’uso delle piante officinali allo stato puro è circoscritto alla tradizione popolare mentre, nella moderna fitoterapia, le erbe officinali vengono preventivamente selezionate per poi essere sottoposte a procedure di pulizia e conservazione. Solitamente viene impiegata una parte della pianta per l’estrazione dei principi attivi che coincide con l’area in cui è presente la maggior concentrazione di molecole. Tale parte può coincidere con le foglie, i fiori o i frutti della pianta e viene usata, dopo triturazione e polverizzazione, per produrre delle soluzioni estrattive con diverse tipologie di solventi (Acqua, Alcol etilico, Glicerina ecc.). 

Vi sono diverse metodiche di estrazione e diverse tipologie di solventi in base alla categoria di principi attivi che si desidera estrarre dalla pianta. Per esempio la tecnica della sonicazione [2] sfrutta l’azione degli ultrasuoni per l’estrazione dei principi attivi dalla parete cellulare. La digestione, invece, è un esempio di processo estrattivo che sfrutta la macerazione a caldo (40-50 gradi) impiegato per ottenere composti poco solubili. L’estratto ottenuto viene purificato tramite filtrazione o centrifugazione ed in seguito concentrato grazie all’eliminazione del solvente. Il preparato vegetale è, quindi, utilizzabile come tale o per la preparazione in diverse forme farmaceutiche di prodotti fitoterapici.

Possiamo a questo punto distinguere diverse categorie di preparazioni alcune delle quali sono caratteristiche della tradizione e altre, invece, sono peculiari della moderna preparazione industriale farmaceutica.

Le tinture, per esempio, sono preparazioni caratterizzate dall’impiego di un solvente alcolico a diverse gradazioni con il quale far macerare la droga vegetale. In questo caso la soluzione non è stata sottoposta a nessun processo di concentrazione né titolazione e standardizzazione dei principi attivi per cui l’uso di tali prodotti non può assolvere i criteri necessari ed essenziali per poter essere definito farmaco. Questo non vuol dire che il prodotto sia privo di interazioni o effetti collaterali. 

Gli estratti propriamente detti, in particolare l’estratto secco di una droga vegetale, sono invece preparazioni che rispondono a criteri di titolazione e standardizzazione dei principi attivi richiesti dalla moderna Farmacopea Ufficiale. La standardizzazione (std) garantisce al medico prescrivente ed al paziente che assume il farmaco di avere una concentrazione di principi attivi omogenea e costante nel tempo e di specificare eventuali categorie di composti presenti. 

Un altro tipo di estratto relativo all’essenza della pianta stessa è l’olio essenziale (oe) che costituisce una vera e propria preparazione farmaceutica ma con un basso indice terapeutico a causa della scarsa solubilità in acqua e della facilità con cui possono irritare cute e mucose.

Per garantire un corretto impiego dei farmaci fitoterapici, con un adeguato profilo di sicurezza, è importante distinguere tali prodotti come comuni integratori alimentari o come veri e propri farmaci. 

E’ infatti possibile che preparati simili per composizione vengano classificati a livello normativo in modo differente in base allo scopo per cui vengono impiegati ed in base alla modalità di registrazione. Un integratore viene definito come tale se è destinato, appunto, ad integrare la dieta quotidiana fornendo una concentrazione di sostanze nutritive. Il Ministero della Salute definisce integratori: prodotti alimentari destinati a integrare la comune dieta e che costituiscono una fonte concentrata di sostanze nutritive, quali le vitamine e i minerali, o di altre sostanze aventi un effetto nutritivo o fisiologico, in particolare, ma non in via esclusiva, aminoacidi, acidi grassi essenziali, fibre ed estratti di origine vegetale, sia monocomposti che pluricomposti, in forme predosate” [3]. I prodotti vegetali classificati come integratori seguiranno, quindi, la normativa specifica di questi preparati, (2002/46/CE).

Il farmaco fitoterapico viene, invece, definito dall’ Unione Europea (UE) come prodotto medicinale a base di piante che può vantare un’azione preventiva o curativa similmente agli altri farmaci di sintesi e segue la normativa (2001/83/CE) relativa ai prodotti farmaceutici.

Un preparato fitoterapico può, quindi, essere immesso sul mercato sotto forma di integratore, specialità da banco senza obbligo di prescrizione medica, o in forma di vero e proprio farmaco, spesso con formulazione galenica, che richiede ricetta specifica. Il farmaco fitoterapico non deve, quindi, essere considerato come un’alternativa innocua al farmaco di sintesi ma un vero e proprio farmaco con interazioni ed effetti collaterali annessi.

 


Bibliografia

1. https://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=3617&area=farmaci&menu=med. Data di pubblicazione: 10 febbraio 2006, ultimo aggiornamento 7 dicembre 2018
2. Firenzuoli F. Fitoterapia. Guida all’uso clinico delle piante medicinali. Cap 3 Dalla Pianta al medicamento. 2013 4° ediz. Elsevier. Pg.72-73.
3. https://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_5.jsp?area=Alimenti%20particolari%20e%20integratori&menu=integratori