Sebbene sia stata definita una condizione prevenibile e curabile, ogni anno la malaria affligge oltre 200 milioni di persone, la cui stragrande maggioranza si trova nel Sud del mondo: si tratta di un grandissimo onere per la salute globale.

Articolo a cura di Viola Guardigni
MD, infettivologo, LETSCOM medical writer

La malaria è una malattia potenzialmente fatale, causata da un protozoo denominato Plasmodium e trasmessa all’uomo dalla puntura di zanzara femmina infetta appartenente al genere Anopheles [1]. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) la definisce una condizione prevenibile e curabile,  eppure ogni anno nel mondo la malaria affligge oltre 200 milioni di persone e solo nel 2020 sono stati registrati 241 milioni di casi e 627 000 morti [2], rendendola un peso insostenibile per la salute globale.

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Il nome di questa malattia deriva da “mal’aria” o “aria malsana” e nasce a Venezia nel 1571 proprio per indicare l’aria che originava dalle paludi sopra la foce dei fiumi e che causava quella “febbre intermittente” così comune nella nostra penisola che garantì all’Italia “il non invidiabile privilegio di avere donato al mondo questa parola”, citando il medico e politico Corrado Tommasi-Crudeli nel suo libro “Il clima di Roma”, pubblicato nel 1886 [3,4].
Fu solo alla fine del 1880 che due ricercatori italiani identificarono gli organismi individuati nel sangue dei malati come agente eziologico della patologia e li ribattezzarono “plasmodi” [4]. 

Durante il XX secolo la malaria fu eradicata da molte zone temperate, tra cui l’Italia e tutta l’Europa, tanto che, ad oggi, questa malattia è limitata alle aree tropicali e sub-tropicali del mondo [1]. In particolare, è la regione africana (secondo la classificazione OMS) a sostenere il carico maggiore di questa condizione, con il 95% dei casi globali diagnosticati e il 96% delle morti totali per malaria.

Se avviciniamo ancora di più la lente di ingrandimento sul continente africano, oltre il 50% delle morti per malaria di tutto il mondo si verifica in soli quattro Paesi: Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Tanzania e Mozambico. A rendere ancor più cupo questo quadro è il numero di bambini colpiti dalla malattia: infatti l’80% delle persone che muoiono per malaria in questa area del mondo è rappresentata da bambini con meno di 5 anni [2].

COSA È SUCCESSO CON IL COVID-19

Dopo una costante riduzione nei tassi di mortalità tra il 2000 e il 2019 dovuta ai progressi nei programmi di controllo dei vettori, di diagnosi e di trattamento, nel 2020 il numero stimato di morti per malaria ha mostrato una netta inversione di tendenza, con 69.000 decessi in più rispetto al 2019 [2]. L’interruzione dei servizi dedicati alla gestione e cura della malaria dovuta alla pandemia di COVID-19 rappresenta il motivo di questo recente passo indietro nel controllo della mortalità.

Secondo i dati di un report del Global Fund, dall’aprile 2020, in Africa così come in Asia, è stato documentato un drastico calo delle diagnosi e dei trattamenti anti-malarici, concomitante a un’impennata delle diagnosi di infezione da SARS-CoV-2. Inoltre, nel 21% delle strutture sanitarie in Africa sono venuti a mancare gli approvvigionamenti per i farmaci antimalarici per la popolazione pediatrica, esponendo i bambini a un rischio ancora maggiore di forme gravi della malattia e di morte [5]. 

Il COVID-19 ha provocato quindi un evidente rallentamento della Global Technical Strategy (GTS) per la Malaria 2016-2030, strategia proposta e adottata dall’OMS nel 2015 allo scopo di assistere tecnicamente i Paesi endemici nel percorso verso il controllo e l’eliminazione praticamente definitiva dell’infezione. Infatti gli obiettivi della GTS sono piuttosto ambiziosi e comprendono:

  • la riduzione dell’incidenza dei casi di malaria e il tasso di mortalità del 75% entro il 2025 e del 90% entro il 2030;
  • l’eliminazione della malaria in almeno 35 Paesi entro il 2030;
  • la prevenzione della reintroduzione della malaria in tutti i Paesi dichiarati malaria-free [2].
 
CONOSCERE LA MALATTIA PER SCONFIGGERLA

Le strategie di eliminazione di malattie parassitarie come questa partono da una conoscenza approfondita dell’agente patogeno e della sua complessa interazione con l’ospite nel quale la malattia si manifesta clinicamente. 

Come accennato prima, è un plasmodio a causare la malaria nell’essere umano, il quale rappresenta per questo protozoo un cosiddetto reservoir
(o ospite intermedio, in cui il plasmodio va incontro a diversi stadi di sviluppo), mentre la zanzara
Anopheles ne è l’ospite definitivo. Per il completamento del ciclo biologico di questo agente patogeno e per la trasmissione malarica sono infatti necessari entrambi gli organismi ospiti. In particolare: 

  • l’essere umano, che viene infettato dalla puntura dell’Anopheles, la quale inocula gli sporozoiti (la forma infettante del plasmodio) nel sangue della persona punta, in cui avviene la riproduzione asessuata dell’agente patogeno, attraverso cicli all’interno e all’esterno dei globuli rossi:
    è proprio durante questi cicli di riproduzione asessuata che negli esseri umani si manifesta la malattia [6];
  • la zanzara, che a sua volta, attraverso una puntura, ingerisce i gametociti, la forma sessuata del plasmodio e in cui ha luogo la fase sessuata della sua riproduzione. 

La malaria acchiappa gli abitanti per le vie spopolate, e li inchioda dinanzi agli usci delle case scalcinate dal sole, tremanti di febbre sotto il pastrano e con tutte le coperte del letto sulle spalle”. Così Giovanni Verga, nel suo romanzo i Malavoglia, raffigurava, con estrema lucidità, le persone afflitte da questa malattia, le cui manifestazioni cliniche principali sono infatti febbre e sintomi simil-influenzali come brividi, cefalea, mialgie e malessere. Tipicamente questi sintomi compaiono a intervalli regolari, da cui l’attributo terzana o quartana che spesso si utilizza per specificare la cadenza delle manifestazioni cliniche appena descritte nel paziente con malaria, che generalmente si ripetono ogni tre o quattro giorni. Spesso esse si associano anche ad anemia e ittero [1].

Tra le cinque specie di plasmodi che possono causare questa malattia (Plasmodium falciparum, Plasmodium vivax, Plasmodium ovale, Plasmodium malariae, Plasmodium knowlesi), il Plasmodium falciparum è il responsabile della malaria severa, la forma più pericolosa, associata anche a gravi alterazioni renali e cerebrali, fino al coma e alla morte [1,2]. I soggetti a maggior rischio per le forme più gravi sono i bambini al di sotto dei 5 anni, le donne in gravidanza, le persone con HIV/AIDS e i soggetti non immuni, come i viaggiatori di tutte le età.

Nel prossimo articolo parleremo proprio di malaria nel viaggiatore e di come ci si può proteggere da questa malattia infettiva quando si viaggia in Paesi endemici, in cui ritroviamo una realtà che oggi ci appare lontana dalla nostra, ma ha fatto parte della storia italiana fino al novembre 1970, quando la malaria nel nostro paese fu finalmente dichiarata eradicata dall’OMS [7].

 


Bibliografia

1. https://www.ecdc.europa.eu/en/malaria/facts
2. https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/malaria
3. Crotti D. La Malaria, ossia la mal’aria: brevi note di una storia sociale e popolare [A history of Malaria from and for a popular point of view]. Infez Med. 2005 Dec;13(4):265-70. Italian. PMID: 16388283.
4. La Conquista della malaria, Frank Snowden
5. The Global Fund. The impact of COVID-19 on HIV, TB and malaria services and systems for health
6. https://www.epicentro.iss.it/malaria/
7. https://www.who.int/malaria/world_malaria_report_2009/mal2009_rep_chap5_0040.pdf?ua=1