La specie, il tempo di raccolta e il terreno di crescita sono alcuni delle variabili che possono intervenire su una pianta officinale impiegata per la preparazione di un rimedio fitoterapico. Scopriamo quali fattori intrinseci ed estrinseci alla pianta influiscono sulla realizzazione di un farmaco.

Articolo a cura di Michela Clemente
Biologa, LETSCOM Medical Writer

Negli articoli precedenti abbiamo definito cosa sia la fitoterapia ed abbiamo visto in cosa consistono i medicinali fitoterapici. Esistono però diversi fattori che possono influire sulla pianta officinale e, di conseguenza, sulle sostanze che questa produce, elabora e conserva.

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I fattori che influiscono sulla pianta possono essere intrinseci, dovuti quindi al patrimonio genetico della pianta ed alla sua natura biologica, ed estrinseci legati cioè all’azione dell’ambiente sulla pianta e alle modalità di conservazione. Dalla stessa pianta, a seconda della tipologia di estrazione impiegata e della parte della pianta utilizzata, è infatti possibile estrarre sostanze diverse che serviranno a produrre farmaci differenti [1]. 

Facciamo un esempio. Dalle foglie del Ribes (Ribes nigrum) possiamo estrarre polifenoli con proprietà antinfiammatorie mentre dal frutto possiamo ottenere antocianosidi con azione  protettiva per le mucose, i semi stessi del ribes possono fornire un olio ricco di acidi grassi polinsaturi con proprietà antiallergica. Il Ribes rappresenta, quindi, una pianta medicinale dalla quale si possono estrarre diverse categorie di principi attivi impiegando parti diverse della stessa pianta.

L’INFLUENZA DEI FATTORI INTRINSECI

Tra i fattori intrinseci alla pianta possiamo trovare il chemiotipo della specie botanica ovvero piante appartenenti alla stessa specie sono in grado di produrre diverse tipologie di metaboliti, quindi di principi attivi. Per esempio dalle foglie del Rosmarino (Rosmaninus officinalis) è possibile ricavare bornil-acetato, in maggior quantità rispetto ad altri metaboliti, utile come coadiuvante nella dispepsia, oppure possiamo estrarre principalmente cineolo, sostanza utilizzabile nelle patologie dell’apparato respiratorio. Un altro fattore intrinseco alla pianta è la selezione genetica praticata nella coltivazione delle piante. È possibile, infatti, scegliere di far riprodurre solo piante che presentano determinate peculiarità rispetto ad altre. Il processo di selezione genetica permette di creare una pianta unendo specie o varianti con caratteristiche diverse dalla pianta di partenza attraverso la tecnica dell’ibridazione. 

Anche il tempo di raccolta può influire sulla quantità e qualità dei principi attivi presenti nella pianta. In passato il periodo dell’anno in cui venivano raccolte le piante officinali veniva definito tempo balsamico e indicava il periodo migliore dell’anno per raccogliere la pianta [2] ed estrarre i suoi metaboliti. La stessa pianta può, quindi, fornire tipologie di principi attivi diversi impiegabili per molteplici azioni terapeutiche a seconda del periodo in cui avviene la raccolta e l’estrazione dei suoi metaboliti.

COME INTERVENGONO I FATTORI ESTRINSECI

I fattori ambientali come il clima, la latitudine e il terreno di crescita rappresentano alcuni dei principali fattori estrinseci alla pianta. La maggiore esposizione al sole può favorire la presenza di una più elevata quantità di olio essenziale nelle foglie. Un terreno ricco di azoto favorisce la sintesi di metaboliti secondari denominati alcaloidi: nella Salvia (Salvia officinalis), per esempio, una concimazione azotata incrementa la produzione di metaboliti presenti nelle foglie denominati tujoni. La Menta (Menta piperita) aumenta la sua crescita fogliare, e la relativa quantità di olio essenziale presente nelle foglie, se concimata con fosfato minerale [3].

Il metodo di conservazione della pianta può incidere sulla qualità e quantità dei suoi costituenti dato che, dopo la raccolta, possono generare processi spontanei di fermentazione, ossidazione e imbrunimento. Il costituente che, in assoluto, subisce la maggior parte delle modificazioni è l’acqua, presente nella pianta che va incontro ad una forte riduzione tramite l’essicazione. Anche dopo l’estrazione dei metaboliti possono intervenire modificazioni dovute all’esposizione dell’estratto alla luce o all’ossigeno. È importante, quindi, mantenere i contenitori degli estratti in condizioni ottimali simili a quelle nella quale vengono conservati i farmaci di sintesi: al buio e ad un temperatura compresa tra i 5 ed i 15° gradi C. La modalità di conservazione è incisiva sulla qualità degli estratti, motivo per cui le tecniche di conservazione delle piante officinali sono attualmente molto studiate per ridurre al minimo eventuali danni o contaminazioni della droga vegetale. Alcune delle tecniche più utilizzate sono l’essicazione in apposite stufe, il congelamento, la liofilizzazione e l’uso di sostanze chimiche in grado di inibire i processi fermentativi e ossidativi. Nel prossimo articolo parleremo con Fabio Firenzuoli medico, ricercatore, docente di Fitoterapia Clinica all’Università di Firenze e fondatore del primo ambulatorio di Medicina integrativa in un ospedale italiano e collaboratore dell’Istituto Superiore di Sanità.

 


Bibliografia

1. Brunenton J. Pharmacognosy, Phytochemistry, Medical plants. Tec & Doc, Paris, 1999
2. Maugini E. Manuale di botanica farmaceutica. Piccin,Padova.1994
3. Bianchi A. L’olio essenziale nella fisiologia della pianta. Natom 1988;47 (4):38